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venerdì 13 febbraio 2015ore 20,15Centro Asteria-P.za Carrara 17/1-MIProiezione del FilmIL GIOVANE FAVOLOSO |
di Mario Martone
Uscito nelle sale nel 2014 , premiato al Festival del Cinema di Venezia per l’interpretazione di Elio Germano come attore protagonista, è il primo film dedicato a Giacomo Leopardi: un gigante del pensiero moderno, perché la poesia nasce nell’ambito di una esperienza umana, reale e pratica e, per suo carattere, è profetica.«Finché continueranno ad esistere dei veri poeti, dei veri artisti – rispose lui – significa che il nostro mondo non è ancora abbandonato dall’ispirazione, cioè dallo Spirito». (Archivio Tracce.it . Quella volta che mi chiese: «lei è una vera poetessa?» Ol’ga Sedakova. Benedetto XVI)
Un film che ha il merito di aiutare a conoscere forse per la prima volta il poeta, a cancellare i pregiudizi e ad accendere il desiderio di leggere le sue opere.
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Il film è stato preceduto dall’introduzione di Beppe Musicco, critico cinematografico e animatore di Sentieri del Cinema, che ne ha illustrato le principali chiavi di lettura.
Mario Martone, regista, dopo l’allestimento dell’opera teatrale tratta dalle Operette Morali’, ha approfondito la sua conoscenza di Giacomo Leopardi dedicandogli un film, l’unico finora prodotto sul poeta di Recanati, e presentato in concorso alla Mostra di Venezia.
Il film è diviso nettamente in due parti; nel “primo tempo” si concentra sull’infanzia e sul periodo degli “studi matti e disperatissimi” nella biblioteca paterna a Recanati; le scene sono state effettivamente girate nel palazzo Leopardi, dopo un lungo lavoro per convincere gli eredi di G.Leopardi della bontà dell’opera, permettendo di ammirare la bellezza della biblioteca e degli ambienti in cui il poeta ha vissuto.
Il racconto dell’infanzia del poeta: dalla personalità del padre Monaldo, ai legami con i fratelli Carlo e Paolina, ad una madre decisamente “gelida”, ad un paese apparentemente angusto, introduce alla vita quotidiana di Leopardi e alle prime produzioni poetiche di un giovane che studia, soffre, è inquieto e colmo di domande. Il poeta Inizia uno scambio epistolare con Pietro Giordani inviandogli le sue poesie e ricevendone complimenti e incoraggiamenti.
Nella seconda parte, saltando circa 10 anni, Giacomo, a Firenze con l’amico Antonio Ranieri, entra in contatto con le idee di progresso coltivate dalla ricca borghesia dell’Ottocento italiano.
E’ posto l’accento più sulla filosofia di Leopardi che sulle sue poesie, un aspetto meno conosciuto, ma che completa questa figura di grande rilievo nella cultura del ‘900. Un uomo che non accetta che le proprie sofferenze amorose e fisiche (entrambe sempre più dure da sopportare) condizionino il giudizio sulla propria infelicità, che ha ben altri motivi.
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Come ulteriore aiuto riportiamo un brano di ciò che L. Giussani diceva di questo poeta (Tratto da: 25/08/2010 – Il testo dell’intervento di Stefano Alberto, docente di Teologia all’Università Cattolica di Milano, sul tema del Meeting “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore)
«Misterio eterno dell’esser nostro»
“in Leopardi ne Il pensiero dominante: «Dolcissimo, possente/Dominator di mia profonda mente;/Pensier che innanzi a me sì spesso torni./Di tua natura arcana/Chi non favella?Il suo poter fra noi/Chi non sentì? Pur sempre/Chi in dir gli effetti suoi/Le umane lingue il sentir proprio sprona,/Par novo ad ascoltare ciò ch’ei ragiona [anche se di questa cosa sempre se ne parla, essa è sempre nuova]/Come solinga è fatta/La mente mia d’allora/Che tu quivi prendesti a far dimora!/Ratto d’intorno al par del lampo/Gli altri pensieri miei/Tutti si dileguar. Siccome torre/In solitario campo,/Tu stai solo gigante, in mezzo a lei».
«In questo contrasto, che si dilata nel tempo», commenta Giussani, «nella evoluzione del tempo e dell’opera umana, c’è una cosa, c’è un fenomeno, il fenomeno di una cosa, che è come incorruttibile di fronte alla lotta dei contrasti, non riesce ad essere sgretolata, ne parlano tutti ed è sempre nuova. Immediatamente può prendere spunto dalla donna, la donna amata, perciò da qualche cosa che si ama, più grande del solito: tutto scompare quando uno fissa gli occhi in questa presenza». Ma «se il simbolo di tale fenomeno è la donna, il fenomeno è molto più dilatato e grande che l’occasione questo essere, che il tempo spazza via come spazza via me: questo fenomeno, possiamo dire, la sete di bellezza, la sete di verità, la sete di felicità, è il cuore… l’uomo percepisce dentro di sé una destinazione alla felicità, alla verità, alla bellezza, alla bontà alla giustizia. Tutti giudicano in base a queste cose, almeno – anche superficialmente – un po’ tutti. Ma quello che di fatto è più impressionante è che non si possono togliere: in mezzo alla ‘gran ruina’, per usare la parola dantesca, c’è questa cosa che si erge impetuosa, grandiosa: ‘Possente dominator di mia profonda mente’, ‘Ratto d’intorno intorno al par del lampo’; gli altri pensieri dell’uomo, di fronte a questo si dileguano… Quello che è interessante non è il riferimento tipicamente femminile in cui Leopardi vedeva e aspettava la risposta alla sua sete di felicità, ma è l’esistenza di questo fenomeno, il fenomeno di questo fattore, che il tempo e le vicende non riescono a definire, a ridurre sotto il loro dominio, disfacendolo… Tutti gli uomini lo vivono; se non vive questo fenomeno, l’uomo crepa d’inedia, di anoressia; nella misura in cui l’uomo non vive, non si accorge, non si alimenta di questa eccezione al naufragio universale, si annulla…».”
IL GIOVANE FAVOLOSO